(articolo originariamente pubblicato su Peprovoca.it)
Una premessa è necessaria,
questo articolo viene in ritardo rispetto a quello scritto dai WU
MING (Collettivo di scrittori che personalmente stimo) su
L'INTERNAZIONALE
di quasi venti giorni. Inizialmente non avevo intenzione di scrivere
nulla in proposito ma visto che, continuo a leggere sul web di utenti
e blogger che utilizzano argomentazioni non dissimili, ho deciso di
prenderlo come esempio per tutti gli altri. Cito dall'articolo:
“Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto”
alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione
sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e
Casaleggio rappresenta e amministra. L’M5s amministra la mancanza
di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S
occupa… per mantenerlo vuoto.”
Come
ha fatto loro notare Bifo
(guardare l'aggiornamento di stato del 26
febbraio
ma anche questa nota)
“[...]i
wu ming si lamentano del fatto che il movimento di Beppe Grillo
amministra l'assenza di movimento in Italia. Ragionamento bislacco
davvero. Dal momento che la società italiana è incapace di muoversi
allora debbono stare tutti fermi?[...]”.
Dunque per i WU MING, il M5S servirebbe allo status quo per deviare
il montare della protesta italiana in un qualcosa di più
ammaestrabile, di modo che nulla cambi.
Non
sono d'accordo innanzitutto perché il M5S non è mai stato critico
nei confronti della società capitalistica tout
court ma piuttosto
nella sua espressione dirigenziale, ovvero, con chi la controlla. Le
istanze del movimento sono dunque rivolte
a una maggiore
trasparenza di questa classe e a
un miglioramento
della qualità della stessa.
“Nonostante le
apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi
anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore
dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e
stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona
assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma
alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che
vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che,
dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?
Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente,
abbia garantito la tenuta del sistema.”
Qui, continua la
confusione degli scrittori tra un movimento anti-sistema ed uno che
invece il sistema vorrebbe soltanto cambiarlo senza sovvertirlo. A
ben guardare, poi, il sistema ha tremato e non poco alla vittoria del
M5S e per notarlo non bisogna cercare in Italia ma a Bruxelles e
Berlino. Malgrado la fumosa e
contraddittoria politica economica del movimento, è bastato che
Grillo, urlasse/minacciasse un referendum per chiedere agli italiani
se vogliono uscire dal regime monetario attuale (cosa che
personalmente trovo semplicemente ridicola dopo trent'anni di
propaganda a suo favore), che la BCE e il governo tedesco
iniziassero a “friggere” nel timore di un eventuale uscita
italiana dall'euro zona. Non a caso il piano B della Germania
sarebbe quello di uscire prima di noi, facendo passare al loro
elettorato il messaggio: “non vogliamo più avere a che fare con
questi fannulloni”. Con la maggioranza italiana a fustigarsi il
culo perché: “abbiamo vissuto troppo a lungo al di sopra dei
nostri mezzi”. Questa retorica pseudo cattolica mi disgusta non
poco.
“Negli ultimi tre
anni [...] ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste
confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. [...]
Niente indignados, da noi; niente #Occupy;
niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des
classes” contro la riforma delle pensioni.
Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una
Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo
combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si
combatte – altrove. Perché?
I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo.
Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.
Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata
intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi
sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del
marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di
copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e
mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e
parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie
del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati
sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma
confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste,
centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma
passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento
diversivo.”
Proseguono ancora con
questa confusione tra un movimento che vuole cambiare il sistema, ed
uno che vorrebbe riformarlo e non sembrano riuscire a concepire la
possibilità di una sua esistenza. Ma non si fermano qui, accusano
Grillo e Casaleggio di avere sottratto forze ai movimenti “radicali”
e averle introiettate e irreggimentate nel M5S. Non credo sia così,
quei movimenti esistono ancora e possiedono ancora la forza che
avevano in passato, cioè zero. Questo perché non sono stati capaci
di rinnovare le istanze e i linguaggi, ne di aprirsi all'esterno.
Hanno perseguito volontariamente un atteggiamento di superiorità e
di autoreferenzialità, chiudendosi sempre più in se stessi ed
estromettendo chiunque non la pensasse esattamente come loro (rischio
che corrono anche i “grillini”). Vero è il verticismo e il
settarismo del M5S. Così anche la loro ambiguità ideologica che
sembra inglobare tutto, anche idee quanto meno contraddittorie. I WU
MING sembrano sottovalutare però la capacità e l'intelligenza delle
persone che ne fanno parte.
“Fateci caso: l’M5s separa il
mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso
da quello dei movimenti di cui sopra.
Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento
della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza,
andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i
multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo
anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.
Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos
argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla
“casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al
posto loro”.
Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale:
proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove
forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non
sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica
che danno alla luce piccoli roditori tipo le “parlamentarie”:
sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità
di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.”
I
WU MING proseguono con la confusione sopracitata (tra movimenti
riformisti e rivoluzionari) e poi parlano della suddivisione del
mondo “grillino” in un “noi” (i buoni) ed un “loro” (i
cattivi), paragonandola a quella che fece #Occupy. Si parla, in
entrambi i casi, di movimenti che sono ancora in fase di formazione
e questo, per un processo identitario, è necessario oltre che sano.
Il fatto che #Occupy voglia rivoluzionare il mondo, mentre il M5S si
propone semplicemente di riformarlo è la sola differenza che
caratterizza questa divisione duale. Si può criticare al movimento
una pretesa patente di superiorità nei confronti di chiunque non sia
dentro il movimento, spero che inizino ben presto a capire che non
devono pensare, guardando ai vertici politici ed economici del paese,
di essere migliori di loro ma semplicemente pensare: “Noi possiamo
essere migliori di così”, assumendosi la responsabilità delle
proprie colpe senza spostarle sull'altro da sé. I WU MING scrivono
poi dei movimenti “radicali” che cercano di creare spazi “altri”
per l'autogestione della socialità. Argomenti condivisibili per
carità, se non fosse che nella realtà non vengono praticati o se lo
sono, escludono chiunque non faccia parte del loro tessuto comune.
Abitando a Bologna posso citare gli esempi dei vari centri sociali
(il fu Bartleby, TPO, XM24, VAG61, etc.) che non apportano nulla o
quasi al tessuto connettivo cittadino. Sono aperti a tutti, ma di
fatto sono estremamente chiusi e preclusi a chiunque voglia
intervenire e creare qualcosa al loro interno. Questo impedisce loro
di crescere, svilupparsi e di crearsi un radicamento nella vita
sociale cittadina. Non è normale ed è un difetto non da poco. La
non trasversalità generazionale, la mancanza di democrazia
gestionale interna, l'impossibilità di accettare il diverso da se,
sono solo alcuni dei problemi interni che hanno e che in parte
condividono con il M5S, con la differenza che il M5S possiede una
trasversalità generazionale e di ceto sociale.
“[...] L’unico
modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia
stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per
molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la
funzione di pompieri.
Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento
radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi”
dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?
Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un
Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più
spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo
dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è
successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi
come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5
stelle.”
Perché
i WU MING pensano che il M5S debba diventare radicale? Per
uniformarsi alle loro lotte? Sono nati come una cosa diversa e di
rottura (anche se in parte apparente) con il passato.
Il
M5S non vuole essere “rivoluzionario” in senso classico e questo
sembra chiaro.
Che
il movimento debba, nella lunga distanza, allontanarsi da Grillo e
Casaleggio è un dato di fatto e credo diventerà una necessità.
Personalmente condivido alcune delle obiezioni e delle paure dei WU
MING (vedi questo)
ma credo che ci sia il bisogno di pensare al M5S come ad una nuova
forma partitica che sia destinata a cambiare il modo di fare politica
in questo paese. È solo l'inizio, hanno aperto solo uno spiraglio in
un mondo considerato inaccessibile ed è bene che si inizi a lavorare
per proseguire e terminare questa evoluzione democratica.
Quello
che mi sorprende è constatare nei WU MING ma anche in tanti altri
intellettuali, giornalisti e blogger, un'esplicita sottovalutazione
della base del M5S. Sono convinti che essi siano fondamentalmente
degli ingenui in buona fede, incapaci di discernere il vero dal
falso, il reale dall'irreale. Quando si sentono cattivi li
classificano come sciocchi. Questa presunzione paternalistica è
figlia di un mondo profondamente idealizzato ed ideologizzato da
radical chic che vivono al di fuori della realtà, che si pongono al
di sopra del “volgo incolto” come mente teorica designata. Il
mondo sta cambiando e noi con lui. Vedremo a breve quello che
succederà. Io dal canto mio tifo rivolta come loro (i WU MING) ma
come rivoluzione della mente e nella mente, per l'abbandono di schemi
concettuali vetusti.