domenica 24 marzo 2013

M5S Pro und contra Analisi e confutazione del pericolo rivoluzionario che rappresenta secondo i WU MING.



(articolo originariamente pubblicato su Peprovoca.it)

Una premessa è necessaria, questo articolo viene in ritardo rispetto a quello scritto dai WU MING (Collettivo di scrittori che personalmente stimo) su L'INTERNAZIONALE di quasi venti giorni. Inizialmente non avevo intenzione di scrivere nulla in proposito ma visto che, continuo a leggere sul web di utenti e blogger che utilizzano argomentazioni non dissimili, ho deciso di prenderlo come esempio per tutti gli altri. Cito dall'articolo:

Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto” alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e Casaleggio rappresenta e amministra. L’M5s amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S occupa… per mantenerlo vuoto.”

Come ha fatto loro notare Bifo (guardare l'aggiornamento di stato del 26 febbraio ma anche questa nota) “[...]i wu ming si lamentano del fatto che il movimento di Beppe Grillo amministra l'assenza di movimento in Italia. Ragionamento bislacco davvero. Dal momento che la società italiana è incapace di muoversi allora debbono stare tutti fermi?[...]”.
Dunque per i WU MING, il M5S servirebbe allo status quo per deviare il montare della protesta italiana in un qualcosa di più ammaestrabile, di modo che nulla cambi.
Non sono d'accordo innanzitutto perché il M5S non è mai stato critico nei confronti della società capitalistica tout court ma piuttosto nella sua espressione dirigenziale, ovvero, con chi la controlla. Le istanze del movimento sono dunque rivolte a una maggiore trasparenza di questa classe e a un miglioramento della qualità della stessa.

Nonostante le apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?
Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema.”



Qui, continua la confusione degli scrittori tra un movimento anti-sistema ed uno che invece il sistema vorrebbe soltanto cambiarlo senza sovvertirlo. A ben guardare, poi, il sistema ha tremato e non poco alla vittoria del M5S e per notarlo non bisogna cercare in Italia ma a Bruxelles e Berlino. Malgrado la fumosa e contraddittoria politica economica del movimento, è bastato che Grillo, urlasse/minacciasse un referendum per chiedere agli italiani se vogliono uscire dal regime monetario attuale (cosa che personalmente trovo semplicemente ridicola dopo trent'anni di propaganda a suo favore), che la BCE e il governo tedesco iniziassero a “friggere” nel timore di un eventuale uscita italiana dall'euro zona. Non a caso il piano B della Germania sarebbe quello di uscire prima di noi, facendo passare al loro elettorato il messaggio: “non vogliamo più avere a che fare con questi fannulloni”. Con la maggioranza italiana a fustigarsi il culo perché: “abbiamo vissuto troppo a lungo al di sopra dei nostri mezzi”. Questa retorica pseudo cattolica mi disgusta non poco.


Negli ultimi tre anni [...] ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. [...] Niente indignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni.
Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?
I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo. Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.
Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo.”


Proseguono ancora con questa confusione tra un movimento che vuole cambiare il sistema, ed uno che vorrebbe riformarlo e non sembrano riuscire a concepire la possibilità di una sua esistenza. Ma non si fermano qui, accusano Grillo e Casaleggio di avere sottratto forze ai movimenti “radicali” e averle introiettate e irreggimentate nel M5S. Non credo sia così, quei movimenti esistono ancora e possiedono ancora la forza che avevano in passato, cioè zero. Questo perché non sono stati capaci di rinnovare le istanze e i linguaggi, ne di aprirsi all'esterno. Hanno perseguito volontariamente un atteggiamento di superiorità e di autoreferenzialità, chiudendosi sempre più in se stessi ed estromettendo chiunque non la pensasse esattamente come loro (rischio che corrono anche i “grillini”). Vero è il verticismo e il settarismo del M5S. Così anche la loro ambiguità ideologica che sembra inglobare tutto, anche idee quanto meno contraddittorie. I WU MING sembrano sottovalutare però la capacità e l'intelligenza delle persone che ne fanno parte.


Fateci caso: l’M5s separa il mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso da quello dei movimenti di cui sopra.
Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.
Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”.
Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale: proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica che danno alla luce piccoli roditori tipo le “parlamentarie”: sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.”


I WU MING proseguono con la confusione sopracitata (tra movimenti riformisti e rivoluzionari) e poi parlano della suddivisione del mondo “grillino” in un “noi” (i buoni) ed un “loro” (i cattivi), paragonandola a quella che fece #Occupy. Si parla, in entrambi i casi, di movimenti che sono ancora in fase di formazione e questo, per un processo identitario, è necessario oltre che sano. Il fatto che #Occupy voglia rivoluzionare il mondo, mentre il M5S si propone semplicemente di riformarlo è la sola differenza che caratterizza questa divisione duale. Si può criticare al movimento una pretesa patente di superiorità nei confronti di chiunque non sia dentro il movimento, spero che inizino ben presto a capire che non devono pensare, guardando ai vertici politici ed economici del paese, di essere migliori di loro ma semplicemente pensare: “Noi possiamo essere migliori di così”, assumendosi la responsabilità delle proprie colpe senza spostarle sull'altro da sé. I WU MING scrivono poi dei movimenti “radicali” che cercano di creare spazi “altri” per l'autogestione della socialità. Argomenti condivisibili per carità, se non fosse che nella realtà non vengono praticati o se lo sono, escludono chiunque non faccia parte del loro tessuto comune. Abitando a Bologna posso citare gli esempi dei vari centri sociali (il fu Bartleby, TPO, XM24, VAG61, etc.) che non apportano nulla o quasi al tessuto connettivo cittadino. Sono aperti a tutti, ma di fatto sono estremamente chiusi e preclusi a chiunque voglia intervenire e creare qualcosa al loro interno. Questo impedisce loro di crescere, svilupparsi e di crearsi un radicamento nella vita sociale cittadina. Non è normale ed è un difetto non da poco. La non trasversalità generazionale, la mancanza di democrazia gestionale interna, l'impossibilità di accettare il diverso da se, sono solo alcuni dei problemi interni che hanno e che in parte condividono con il M5S, con la differenza che il M5S possiede una trasversalità generazionale e di ceto sociale.


[...] L’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri.
Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?
Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5 stelle.”


Perché i WU MING pensano che il M5S debba diventare radicale? Per uniformarsi alle loro lotte? Sono nati come una cosa diversa e di rottura (anche se in parte apparente) con il passato.
Il M5S non vuole essere “rivoluzionario” in senso classico e questo sembra chiaro.
Che il movimento debba, nella lunga distanza, allontanarsi da Grillo e Casaleggio è un dato di fatto e credo diventerà una necessità. Personalmente condivido alcune delle obiezioni e delle paure dei WU MING (vedi questo) ma credo che ci sia il bisogno di pensare al M5S come ad una nuova forma partitica che sia destinata a cambiare il modo di fare politica in questo paese. È solo l'inizio, hanno aperto solo uno spiraglio in un mondo considerato inaccessibile ed è bene che si inizi a lavorare per proseguire e terminare questa evoluzione democratica.
Quello che mi sorprende è constatare nei WU MING ma anche in tanti altri intellettuali, giornalisti e blogger, un'esplicita sottovalutazione della base del M5S. Sono convinti che essi siano fondamentalmente degli ingenui in buona fede, incapaci di discernere il vero dal falso, il reale dall'irreale. Quando si sentono cattivi li classificano come sciocchi. Questa presunzione paternalistica è figlia di un mondo profondamente idealizzato ed ideologizzato da radical chic che vivono al di fuori della realtà, che si pongono al di sopra del “volgo incolto” come mente teorica designata. Il mondo sta cambiando e noi con lui. Vedremo a breve quello che succederà. Io dal canto mio tifo rivolta come loro (i WU MING) ma come rivoluzione della mente e nella mente, per l'abbandono di schemi concettuali vetusti.

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